Bruxelles, Tribunale Permanente dei Popoli: la sentenza sui crimini della Turchia nel Rojava Marzo ’25

Il 26 marzo 2025 a Bruxelles, al Parlamento europeo, è stata presentata la sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) sulla responsabilità della Turchia per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal 2018 ad oggi nel Rojava, la regione al nord-est della Siria in cui le donne e gli uomini curdi hanno saputo resistere alla furia dell’ISIS e costruire dalle macerie un modello esemplare di autogoverno democratico (DAANES, Amministrazione Autonoma Democratica Nord-Est Siria) che garantisce uguaglianza di genere e pluralismo. La sentenza è il risultato della sessione (Bruxelles, 5-6 febbraio) durante la quale esperti e testimoni hanno presentato le prove dei crimini internazionali e delle violazioni sistematiche dei diritti umani commessi dalla Turchia contro le popolazioni del Rojava e DAANES.

Nella sentenza (https://permanentpeoplestribunal.org/la-sentenza-del-tpp-su-rojava-vs-turchia-come-strumento-per-prevenire-il-crimine-del-silenzio/) il TPP riconosce che il quadro di violazioni diffuse, pervasive e sistematiche dei diritti umani equivale alla punizione di un popolo per il fatto di essere curdo e di aver creato una società basata sui principi di uguaglianza di genere, inclusione, giustizia e solidarietà. L’obiettivo della “punizione” è quello di cancellare l’identità, la presenza e la cultura curda.

Il presidente Erdoğan e altri alti funzionari turchi sono accusati di aver commesso:

  • Crimine di aggressione (interventi militari illeciti in Siria tra il 2018 e il 2024);
  • Crimini contro l’umanità, in particolare pulizia etnica (spostamento forzato della popolazione curda e ingegneria etnica tramite il reinsediamento di siriani provenienti da altri luoghi);
  • Crimini di guerra, inclusi omicidi mirati di civili, bombardamenti indiscriminati nei confronti di civili, distruzione di infrastrutture civile come ospedali e scuole;
  • Genocidio (distruzione intenzionale del patrimonio culturale curdo);
  • Femminicidio, violenza contro le donne: femminicidi politici (omicidi intenzionali di importanti donne leader curde) e stupri.

Le raccomandazioni del Tribunale per porre fine all’occupazione militare turca e alle violazioni dei diritti umani commesse contro il Rojava, sono rivolte sia al governo turco che al governo siriano, alle Nazioni Unite, al Consiglio d’Europa e all’intera comunità internazionale perché intervengano con misure urgenti e concrete come l’imposizione di sanzioni alla Turchia e alle aziende che hanno beneficiato dei suoi crimini di aggressione e di guerra, incluso il saccheggio, e di fermare il rilascio di licenze per la vendita di armi alla Turchia.

Infine, il presidente della giuria, Frances Webber, e il segretario generale, Gianni Tognoni, hanno sottolineato: “l’assoluta priorità di questa sentenza in un momento in cui mancano reali percorsi di giustizia e spazi di dibattito politico che riconoscano il “modello Rojava” come “finestra sul futuro” dei diritti dei popoli e della credibilità del diritto internazionale.”  E che “il TPP vede nei recenti avvenimenti i primi segnali di un possibile, difficile e urgente processo di pace.”

Il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi dopo la presentazione della sentenza ha dichiarato:

“Per quanto tempo continuerà questo crimine, perché nessuno vi pone fine? Non dimentichiamo che questi crimini non sono commessi solo contro i curdi in Rojava, ma anche in Turchia, Iran e Iraq. Spero che il mondo non chiuda gli occhi sulla situazione dei curdi, gli attivisti per i diritti umani e i giornalisti siano più attivi!”.

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