Il sostegno alle attività dell’Associazione di volontari ‘Medici Contro la Tortura’ (MCT) è tra le poche operazioni della Rete Radié Resch in Italia. MCT prende in carico persone immigrate vittime di tortura che si rivolgono all’Associazione, per migliorare la qualità della loro vita e supportarle nel percorso di uscita dal silenzio e dalla negazione di identità in cui si trovano costretti a causa dei trattamenti disumani subiti.
Andrea Taviani, referente dell’operazione, ha inviato un’accurata relazione che analizza i dati relativi all’utenza che nel 2024 ha fruito del servizio di MCT e gli interventi effettuati. Ne riportiamo gli estratti più significativi:
Dati dell’utenza 2024
Nel corso del 2024 sono state seguite 90 persone con un’età media di 33,18 anni e la maggioranza (62%) sotto i 35 anni. 84 uomini e 6 donne, una composizione di genere fortemente sbilanciata da attribuirsi principalmente all’esistenza di percorsi alternativi per la presa in carico e delle donne.
I Paesi di provenienza dei gruppi più numerosi di utenti sono la Turchia, il Bangladesh e il Senegal. Gruppi meno numerosi sono arrivati da Pakistan, Guinea, Iraq, Nigeria, Camerun, Gambia, Mali, e utenti singoli da molti altri Stati africani, Colombia, Perù, Palestina e Siria.
Interventi effettuati
Nel 2024 sono state realizzate 433 visite/incontri curate da un’equipe multidisciplinare (medico, psicologo/a, operatore sociale e, secondo la necessità, operatore socio-legale, fisioterapista o psichiatra, oltre al mediatore culturale per la prima accoglienza/primi incontri) e 438 interventi sociali. Alle valutazioni effettuate dall’equipe multidisciplinare sono seguiti percorsi di colloqui psicologici individuali, seguiti da 21 uomini, e percorsi di intervento fisioterapico individuale che hanno coinvolto 11 uomini. L’intervento fisioterapico è estremamente delicato per le persone che hanno subito torture, richiede tempi molto lunghi che implicano lo sviluppo di una relazione di fiducia sperimentata con la/il professionista e uno sforzo notevole per rimettere in gioco il corpo e la fisicità a fronte dei traumi subiti.
Tutti gli interventi sociali si sono attivati in collaborazione con i Centri di accoglienza per comprendere quali risorse potevano essere più utili al nuovo arrivato: scuola, formazione, casa, lavoro, ma anche socialità. Numerosi gli interventi mirati a sostenere la socializzazione e le visite alla scoperta del contesto cittadino per favorire familiarità con la città. Molto spesso le vittime di torture hanno difficoltà maggiori nell’entrare in contatto con il nuovo contesto di accoglienza e le cerchie di relazioni si riducono, quando possibile, alle proprie comunità di appartenenza, ma spesso si verificano situazioni di solitudine e isolamento.