Le donne palestinesi della PWWSD (Palestinian Working Women Society for Development, l’Associazione che la Rete Radié Resch sostiene) ci hanno scritto pochi giorni PRIMA che Israele rompesse l’accordo di tregua e riprendesse il massacro della popolazione palestinese di Gaza. Riportiamo alcuni estratti della lunga lettera, che fa un bilancio della guerra:
“La guerra contro la Striscia di Gaza, che è durata 470 giorni consecutivi, è stata prima di tutto una guerra contro le donne. In numeri:
– Circa 50mila palestinesi sono stati uccisi, due terzi delle vittime erano donne e bambini. 12.316 donne uccise. 17.861 bambini, inclusi 214 neonati, uccisi.
– 100mila feriti e migliaia ancora dispersi.
– 90% della popolazione della Striscia di Gaza è stata sfollata con la forza e raccolta in tende e rifugi inappropriati per la vita umana.
– 10.200 massacri; 2.092 famiglie completamente cancellate dal registro civico perché tutti i membri della famiglia sono stati uccisi. Altre 4.899 famiglie distrutte (rimasta in vita una sola persona), considerate che ogni famiglia è mediamente di 8 persone.
– 13.361 donne rimaste vedove.
– 2.000 donne diventate invalide permanenti.
Durante la guerra, la sofferenza delle donne era incredibile:
– Le donne erano soggette a violenza di genere, molestie, abusi sessuali e violenza domestica esacerbati dallo sfollamento forzato in ambienti sovraffollati e insicuri.
– Partorivano in circostanze disumane in rifugi, tende e case demolite; molte passavano attraverso la chirurgia cesarea senza anestesia; c’erano solo due ospedali funzionanti dei dodici con servizio di maternità e attrezzature mediche non sterilizzate, quindi elevati tassi di complicanze e mortalità.
– L’impatto psicologico della guerra su donne e uomini è devastante, molti sperimentano grave stress, ansia e traumi; le donne, tuttavia, riferiscono di sentirsi le più colpite, citando anche la totale perdita di privacy nei rifugi sovraffollati come fattore di stress. Una donna ha riferito che per tre settimane non è mai riuscita a togliersi il velo (Hijab); una ragazza di 16 anni diceva che non sapeva dove andare per trovare un posto sicuro, non solo rispetto al pericolo di morte ma anche di violenze.
– Le donne avevano e hanno carichi di lavoro e responsabilità aggiuntive come l’assistenza e la cura dei parenti feriti e lavori fisicamente impegnativi, dal trasporto di pesanti secchi d’acqua alle tende alla cottura su fuochi aperti.
– Molte donne erano e sono escluse dall’assistenza sanitaria, perché con l’accesso agli aiuti spesso attraverso la registrazione da parte degli uomini, le famiglie guidate da donne divorziate o separate devono affrontare sproporzionate difficoltà nell’ottenerlo. Le donne possono subire molestie e ricatti quando accedono agli aiuti; un membro dello staff di una ONG ha commentato: “Le donne affrontano il ricatto da parte dei fornitori di servizi per aiutarle ad accedere più velocemente, pagando tariffe o commissioni più elevate”.
Nonostante le gravi difficoltà, le donne palestinesi sono emerse come leader nelle loro comunità, gestendo campi per sfollati, fornendo servizi critici e sostenendo le scarse risorse a disposizione. Samira Khalil, che gestisce il campo di Al-Istiqama, ha trasformato il suo dolore in motivazione per aiutare gli altri: “Dopo aver perso i miei figli e la mia casa, ho cercato rifugio nel campo di Al-Istiqama, ho vissuto in tende e ho sofferto con il resto della gente. Mi sono assunta la responsabilità di impegnarmi per aiutare gli sfollati”.”
La lettera si avvia alla conclusione con parole che in brevissimo tempo SI SONO AVVERATE:
“Nonostante i disastrosi effetti dell’aggressione israeliana guidata dal piano di pulizia etnica, non possiamo ancora dire che sia finita. Le forze israeliane hanno violato il cessate il fuoco più di una volta e hanno continuato a uccidere palestinesi. Inoltre, l’occupazione ha reimposto un assedio ristretto alla Striscia di Gaza e ha negato l’ingresso di aiuti umanitari che era invece previsto dall’accordo firmato attraverso i mediatori. Con la negazione degli aiuti le persone rischiano di continuare a morire anche di fame.
Gli interventi di PWWSD:
La situazione generale nella Striscia di Gaza ha causato un deterioramento senza precedenti della salute mentale e del benessere delle donne. Per questo, come PWWSD, ricordando l’esperienza accumulata, abbiamo iniziato l’intervento con le donne fin dai primi tempi dell’aggressione. L’intervento ha fornito consulenza psicologica (di gruppo e individuale) e sessioni di debriefing per donne e bambini. Inoltre, in coordinamento con alcune organizzazioni, tra cui UNWOMEN, siamo riuscite a fornire a donne della Striscia di Gaza un’assistenza economica per aiutarle a superare le gravi difficoltà che devono affrontare. PWWSD è anche attivo nell’ambito dei vari, continui sforzi di advocacy presso la comunità internazionale perché contribuisca a porre fine al piano israeliano.”